Al dipartimento di Informatica dell’Università di Pisa i ricercatori hanno studiato il paradigma del fog computing e sviluppato due prototipi software utili per migliorare le prestazioni degli ambienti IoT.

Si chiama fog computing ed è un nuovo paradigma tecnologico che promette di essere un’evoluzione del cloud utile soprattutto per il mondo dell’Internet of Things. Se oggi la “nuvola” è l’ambiente più usato per gestire le applicazioni a distanza, la “nebbia” offre il vantaggio di supportare meglio le nuove applicazioni informatiche nel nostro mondo connesso, come autoveicoli a guida autonoma, sistemi di monitoraggio remoto dei pazienti, droni per le consegne a domicilio, illuminazione adattiva di strade e abitazioni. Tutto ciò sfruttando un’infrastruttura di calcolo pervasiva che si compone di elaboratori ad hoc, router e dispositivi personali come gli smartphone. Questo approccio permette di diminuire il consumo di banda negli ambienti IoT, sfruttando una struttura distribuita del tutto simile a quella utilizzata nelle comunicazioni P2P (Peer-to-Peer). La “nebbia” può essere vista come una rete parallela a quella pubblica, che permette agli utenti (e ai loro dispositivi) di accedere a risorse e potenza di calcolo anche senza passare attraverso una connessione Internet.

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