fbpx

Il flop annunciato di Juicero

di Alessandro Bassi

Juicero era una start-up americana che proponeva un prodotto in grado di fare spremute di frutta partendo da dei sacchetti pre-confezionati. L’azienda può essere considerata un chiaro esempio di pessima idea che ha ricevuto un finanziamento importante e che è fallita miseramente un anno dopo il lancio. Si tratta di storie abbastanza comuni ai tempi dell’inizio di Internet (fine degli anni ’90), e che ora mostrano il livello di maturità delle tecnologie IoT attuali.

In poche parole, Juicero proponeva degli utensili (a un prezzo iniziale di 700 dollari poi sceso a 400) che schiacciavano dei sacchetti pre-confezionati contenenti della frutta per farne la spremuta. I sacchetti erano anche loro esclusivi dell’azienda ed avevano un QR-code senza il quale era impossibile azionare la macchina – che, tra le altre cose, era connessa tramite wi-fi a una app.

Quindi, oltre ad un costo eccessivo per l’acquisto degli strumenti e dei sacchetti, i clienti erano poi obbligati a comprare i refill solo da Juicero (sempre ad un prezzo estremamente alto, mediamente il doppio di una spremuta di alto livello). Qualche mese fa, un servizio di Bloomberg ha mostrato che era più veloce schiacciare i sacchetti a mano per ottenere la stessa quantità di succo; la replica imbarazzata dell’azienda era che le macchine, essendo connesse a Internet, assicuravano agli utenti che il sacchetto non contenesse frutta scaduta – come se non fosse possibile leggere sull’etichetta la scadenza.

Per quanto possa apparire ridicola l’idea, questa start-up aveva raccolto finanziamenti per 120 milioni di dollari.

I problemi principali di Juicero erano sostanzialmente quattro:

  • Il problema risolto non era un problema (o era uno triviale). L’unico vantaggio reale che presentava era evitare di pulire dopo aver spremuto della frutta, e in realtà, visto che è stato provato da innumerevoli video che è possibile ottenere la stessa quantità di succo a mani nude, non è possibile definirlo nemmeno un vantaggio unico.
  • Il costo: 700 dollari (poi scesi a 400), e il lock-in con i sacchetti preconfezionati con un QR-code che attivava l’utensile a circa 7 dollari l’uno. Questo è un tipico esempio di “have a cake and eat it”, come dicono gli inglesi.
  • La difficoltà di crescita: i sacchetti di frutta avevano una “vita” di circa 5-7 giorni, per cui produrre frutta fresca da spedire dovunque costituiva un problema logistico non indifferente e risolvibile solo con un sistema estremamente efficiente – e costoso.
  • Il trend: oggi l’interesse per l’ambiente e i prodotti organici è sicuramente importante; proprio per questo, il mercato è abbastanza saturo (anche da Lidl è possibile comprare degli estrattori di succhi, per esempio) per cui un nuovo prodotto in questo settore ha bisogno di uno “unique selling point” molto forte …

Questa storia, come detto prima, è perciò sintomatica della maturità delle tecnologie IoT: come ai primi tempi di Internet, gli investitori stanno iniziando a scommettere su aziende che propongono oggetti connessi per uso quotidiano, e per una Juiciero che fallisce, ce ne saranno sicuramente altre che propongono prodotti che diventeranno di uso comune tra qualche anno – se non mese. Dalla Juicero sicuramente c’è da imparare che non tutte le tecnologie IoT applicate al settore Smart Home sono di successo e perciò degne di finanziamenti cospicui. 

2017-11-14T10:59:07+00:00

One Comment

  1. Luisa Fracassini Settembre 8, 2017 at 7:06 am - Reply

    E’ sempre più importante lavorare in termini di Ecosystem e di catena del valore. LIoT è un mondo nuovo e va approcciato in un modo nuovo

Leave A Comment