In occasione del summit NetEvents il punto sulle nuove cyberminacce ma anche sul ruolo che l’informatica può e deve avere sempre di più nel gestire e prevenire gli eventi terroristici. L’ex capo del Prevent programme del Foreign office britannico: “Dieci anni fa sarebbe occorsa almeno mezz’ora per coordinare un intervento e sventare l’attacco. E’ un aspetto da non sottovalutare”.

Il prezzo da pagare per una sempre più stretta interconnessione tra mondo fisico e realtà digitale è l’aumento esponenziale delle conseguenze che gli attacchi informatici hanno sulla vita di tutti giorni d i imprese e pubbliche amministrazioni. Sicuramente l’attenzione mediatica monterà ulteriormente quando a pagare lo scotto del cyber crime saranno anche i comuni cittadini. E a quel punto aziende e istituzioni non potranno più mantenere la condotta che contraddistingue oggi molte organizzazioni: far finta di nulla fino a quando – inevitabilmente – non accade qualcosa di spiacevole. Oggi tra l’altro subire un attacco informatico – che sia chiaro: dal ramsomware al data breach ha la stessa dignità di qualsiasi altro crimine – è vissuto ancora come un’onta, un fatto da mantenere nascosto non solo al mercato, per ovvie questioni legate a percezione di affidabilità e rapporti con la concorrenza, ma anche alle autorità.

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